{"id":2167,"date":"2026-08-28T11:39:09","date_gmt":"2026-08-28T10:39:09","guid":{"rendered":"https:\/\/farmaciabottasso.com\/blog\/?p=2167"},"modified":"2026-08-28T11:39:09","modified_gmt":"2026-08-28T10:39:09","slug":"diventare-siamo-cio-che-abbiamo-vissuto-ma-possiamo-ancora-scegliere-chi-saremo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/farmaciabottasso.com\/blog\/2026\/08\/28\/diventare-siamo-cio-che-abbiamo-vissuto-ma-possiamo-ancora-scegliere-chi-saremo\/","title":{"rendered":"DIVENTARE &#8211; Siamo ci\u00f2 che abbiamo vissuto. Ma possiamo ancora scegliere chi saremo."},"content":{"rendered":"<p><strong>Ben ritrovati.<\/strong><br \/>\nCi siamo lasciati a giugno e ci ritroviamo alla fine di agosto, con ancora un po\u2019 d\u2019estate addosso e, almeno per quanto mi riguarda, qualche pensiero in pi\u00f9 da riportare a casa.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 le vacanze servono anche a questo: a rallentare abbastanza da lasciare spazio a pensieri che durante l\u2019anno finiscono sommersi dal rumore delle cose da fare.<\/p>\n<p>La mia estate, come prevedibile, \u00e8 stata accompagnata da moltissimi libri. Si sa, sono una lettrice quasi ossessivo-compulsiva. Tra tutti, per\u00f2, due hanno lasciato una traccia pi\u00f9 profonda: <em>Theo da Golden<\/em> e <em>La forma della felicit\u00e0<\/em> di Allen Levi e <em>Ci baster\u00e0 mangiare il vento<\/em> di Gianluca Gotto.<\/p>\n<p>Due romanzi molto diversi che, sorprendentemente, mi hanno portata nello stesso luogo. Quello in cui una storia smette di essere soltanto una storia e comincia a riguardarci.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 ci sono libri che leggiamo. E poi ci sono libri che, senza chiedere permesso, leggono noi.<\/strong><\/p>\n<p>E cos\u00ec, per il primo articolo dopo la pausa estiva, non vorrei parlarvi di qualcosa che so o che ho studiato, ma di qualcosa a cui sto ancora pensando.<\/p>\n<p>Tre parole: <strong>gentilezza, tristezza e karma.<\/strong><\/p>\n<p>E una domanda: <strong>quanto di ci\u00f2 che siamo \u00e8 il risultato di ci\u00f2 che ci \u00e8 accaduto e quanto, invece, possiamo ancora scegliere di diventare?<\/strong><\/p>\n<p><strong>La rivoluzione silenziosa della gentilezza<\/strong><\/p>\n<p>Theo \u00e8 un uomo anziano che arriva in una piccola cittadina del Sud degli Stati Uniti e decide di acquistare novantadue ritratti degli abitanti per restituirli, uno alla volta, alle persone raffigurate.<\/p>\n<p>Ma quei ritratti sono soltanto un pretesto. Il vero dono di Theo \u00e8 un altro: vede le persone. Le guarda davvero. Le ascolta. Riconosce fragilit\u00e0, solitudini e ferite che gli altri spesso non notano pi\u00f9.<\/p>\n<p>E leggendo ho pensato alla potenza dei piccoli gesti gentili. Una telefonata. Ricordarsi qualcosa che ci \u00e8 stato raccontato. Ascoltare senza guardare l\u2019orologio. Una parola buona pronunciata proprio quando sarebbe pi\u00f9 semplice tacere. Gesti minuscoli, capaci per\u00f2 di cambiare la giornata di qualcuno. A volte molto di pi\u00f9.<\/p>\n<p>E capaci di fare bene anche a chi li compie, perch\u00e9 per un momento ci fanno uscire dal recinto dell\u2019io per accorgerci che davanti a noi esiste un altro essere umano.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 questa la forza rivoluzionaria della gentilezza: in un mondo che ci vuole veloci, competitivi e concentrati su noi stessi, scegliere di vedere l\u2019altro.<\/p>\n<p><strong>La tristezza non \u00e8 un errore<\/strong><\/p>\n<p>Ma dietro la luce di <em>Theo da Golden<\/em> c\u2019\u00e8 anche molta tristezza. Perdite, rimpianti, assenze, persone che non torneranno. E questo mi ha fatto pensare a quanto la nostra societ\u00e0 sembri avere dichiarato guerra alla tristezza. Dobbiamo stare bene, essere positivi, motivati, performanti. Se siamo tristi dobbiamo capirne immediatamente la ragione e possibilmente \u201crisolverla\u201d.<\/p>\n<p>E se invece <strong>la tristezza non fosse sempre un problema da risolvere?<\/strong><\/p>\n<p>Schopenhauer scriveva che la vita oscilla come un pendolo tra il dolore e la noia. Una visione poco allegra, certo, ma che ci ricorda qualcosa di essenziale: una vita completamente priva di sofferenza non esiste. Come conosceremmo davvero la gioia senza avere sperimentato la tristezza? Il valore di una presenza senza conoscere un\u2019assenza?<\/p>\n<p><strong>La luce esiste perch\u00e9 conosciamo il buio.<\/strong> Non significa glorificare il dolore. Significa accettare che faccia parte della vita. Forse crescere non vuol dire imparare a essere sempre felici, ma diventare capaci di contenere entrambe le cose: gioia e tristezza. Sapendo che nessuna rester\u00e0 per sempre.<\/p>\n<p><strong>Il karma non \u00e8 una condanna<\/strong><\/p>\n<p>Ed \u00e8 qui che <em>Ci baster\u00e0 mangiare il vento<\/em> incontra sorprendentemente il primo romanzo. Il protagonista porta dentro di s\u00e9 un\u2019infanzia difficile e la convinzione che amore e sofferenza siano inevitabilmente legati. Passa anni cercando di liberarsi dal passato attraverso disciplina, meditazione e spiritualit\u00e0. Finch\u00e9 emerge una domanda: <strong>essere in pace significa non soffrire pi\u00f9, smettere di sentire o imparare finalmente a stare dentro ci\u00f2 che sentiamo, nel bene e nel male?<\/strong><\/p>\n<p>Ed entra in gioco il karma. Non come una sorta di tribunale cosmico che prima o poi presenta il conto, ma in un\u2019accezione molto pi\u00f9 umana. Siamo anche ci\u00f2 che abbiamo vissuto. Le persone incontrate, il modo in cui siamo stati amati, le paure imparate, le ferite ricevute. Tutto lascia tracce e quelle tracce influenzano il modo in cui amiamo, reagiamo, scegliamo e ci difendiamo.<\/p>\n<p><strong>Ma una traccia non \u00e8 una sentenza.<\/strong> Possiamo ricevere una storia senza essere obbligati a ripeterla. Essere stati feriti senza scegliere di ferire. Aver conosciuto l\u2019assenza e decidere di esserci.<\/p>\n<p>Possiamo cambiare il nostro karma. Non cancellando ci\u00f2 che siamo stati, ma smettendo di considerarlo l\u2019unica versione possibile di ci\u00f2 che saremo.<\/p>\n<p><strong>Diventare casa<\/strong><\/p>\n<p>Ed \u00e8 pensando al romanzo di Gotto che mi \u00e8 rimasta addosso un\u2019ultima immagine: <strong>la casa.<\/p>\n<p><\/strong>Passiamo molto tempo a cercare il luogo nel quale finalmente stare bene. Cambiamo citt\u00e0, lavoro, relazioni. Partiamo, torniamo, qualche volta scappiamo. Ma forse <strong>casa non \u00e8 un luogo. \u00c8 uno stato d\u2019animo.<\/strong> Perch\u00e9 ovunque andiamo, noi ci siamo. E allora la vera sfida non \u00e8 trovare casa, ma <strong>diventare casa<\/strong>: costruire dentro di noi un luogo capace di accogliere ci\u00f2 che siamo stati e ci\u00f2 che<br \/>\nancora possiamo diventare. Una casa con stanze luminose e angoli bui, fatta di gioia e tristezza, vittorie, sconfitte e ripartenze. Perch\u00e9 stare bene non significa eliminare ci\u00f2 che fa male, ma imparare ad attraversarlo senza lasciargli scegliere la nostra direzione.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 proprio qui che gentilezza, tristezza e karma si incontrano: <strong>non possiamo scegliere tutto ci\u00f2 che la vita ci consegna, ma possiamo scegliere cosa farne.<br \/>\n<\/strong><br \/>\nE forse anche vivere a lungo comincia da qui: dall\u2019avere cura della nostra casa, fuori perch\u00e9 ci rappresenta, dentro perch\u00e9 ci abitiamo.<\/p>\n<p><strong>Possibilmente a lungo. Ma soprattutto, bene.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ben ritrovati. 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