Quanti di voi soffrono di mal di testa cronici? Secondo le ultime stime, ne è colpito più di un italiano su dieci. La cefalea è una patologia invalidante e spesso mal curata, che nelle sue forme primarie – cefalea a grappolo, cefalea tensiva ed emicrania – affligge circa 7 milioni di italiani, con una netta maggioranza di donne in età compresa tra 20 e 50 anni. Come molti di voi potranno aver sperimentato personalmente, si presenta come un dolore più o meno intenso in una certa parte della testa o del collo.
Tra le cause, sono da citare certamente alcuni fattori ambientali, stili di vita scorretti, reazioni ormonali, ansia, depressione, infiammazione e infezione nella zona in cui si manifesta la cefalea, intolleranze alimentari. Ma analizziamola in dettaglio.
Una malattia sociale
Con l’approvazione in Senato della legge dell’8 luglio 2020, la cefalea cronica è stata recentemente riconosciuta come malattia sociale invalidante, anche in ragione della sua larghissima diffusione. Quali forme di cefalea cronica vengono tutelate da questa nuova legge? Sono riconosciute:
- l’emicrania continua;
- l’emicrania cronica e ad alta frequenza;
- l’emicrania parossistica cronica;
- la cefalea a grappolo cronica;
- la cefalea cronica quotidiana con o senza l’uso eccessivo di farmaci analgesici;
- la cefalea nevralgiforme unilaterale di breve durata, con arrossamento oculare e lacrimazione.
Per attuare la legge è necessario un decreto del ministro della Salute, frutto di un’intesa tra lo Stato, le regioni e le province autonome. Verranno in questo modo selezionati alcuni progetti sperimentali per trattare le persone affette da cefalea e saranno stabiliti criteri e modalità di attuazione dei progetti da parte delle regioni.
Bisogna ricordare che la cefalea non è un mal di testa passeggero: si tratta di una delle malattie croniche maggiormente invalidanti, con un impatto sulla vita sociale di chi ne soffre e ripercussioni anche di carattere economico, poiché è causa di problemi diretti e indiretti sulla filiera lavorativa.
Perché soffriamo di emicrania?
Tra i fattori scatenanti troviamo in particolar modo quelli legati allo stile di vita, come pasti mancati, stress, assunzione eccessiva di caffè, fumo, sonno irregolare.
Nelle donne gli attacchi sono molto più frequenti prima e durante il periodo mestruale. Benché non siano ancora stati pubblicati studi in grado di confermarlo con certezza, molti studiosi concordano sull’idea che fattori ambientali e ormonali possano essere alla base dell’emicrania, e che quindi una dieta controllata, una moderata assunzione di caffè, sonno ed esercizio fisico regolari rappresentino un approccio utile per combatterla.
Esistono anche alcuni farmaci in grado di esacerbare la frequenza e l’intensità della cefalea, tra cui citiamo:
- contraccettivi orali;
- terapie ormonali post-menopausa;
- decongestionanti nasali;
- inibitori di pompa protonica, ovvero i protettori gastrici.
Come si presenta la patologia
L’emicrania è generalmente anticipata da alcuni sintomi premonitori, definiti prodromi, che possono verificarsi anche diverse ore prima dell’attacco. Vi sono inoltre una serie di sintomi che si verificano dopo l’attacco, chiamati invece postdromici. I prodromi possono protrarsi anche durante e dopo l’attacco di emicrania e includono:
- frequenti sbadigli;
- cambiamenti dell’umore;
- fotofobia, ossia fastidio derivato dalla luce;
- fonofobia, quindi avversione per i rumori;
- osmofobia, malsopportazione degli odori;
- dolori al collo;
- stanchezza e faticabilità.
Sono stati individuati, poi, alcuni sintomi che prendono il nome di aura, caratterizzanti appunto dell’emicrania con aura. Tra questi ci sono:
- visione di linee ondulate e luminose di o macchie nere;
- oscuramento di una parte del campo visivo;
- addormentamento o formicolio di un arto o di una parte del corpo;
- vertigini;
- difficoltà nel parlare.
Citiamo infine l’allodinia cutanea, una sensazione dolorosa o comunque spiacevole a seguito di uno stimolo tattile innocuo: anch’essa è una possibile avvisaglia dell’attacco di emicrania.
Combattere e prevenire
Il trattamento dell’emicrania acuta viene fatto innanzitutto attraverso l’uso di triptani, a cui spesso si aggiungono anche antinfiammatori non steroidei come l’aspirina, il diclofenac, l’ibuprofene, il naprossene. Esistono poi le ergotamine, che rappresentano un pilastro del trattamento acuto d’urgenza di emicranie refrattarie ad altre terapie. In alcuni soggetti vengono impiegati anche agenti antiemetici che possono risultare efficaci proprio in quei soggetti con nausee importanti: si tratta infatti questo di un sintomo che normalmente predice la scarsa risposta ad altre terapie. Il concetto fondamentale della terapia contro l’emicrania è che la precoce somministrazione dei farmaci prima che i sintomi divengano intensi si associa a una migliore efficacia: per questo è molto importante che i soggetti che soffrono di emicrania riescano a riconoscere i sintomi prodromici.
Il trattamento preventivo va deciso sulla base della frequenza, dell’intensità e della risposta alla terapia. I farmaci più comunemente utilizzati a questo scopo sono:
- farmaci antipertensivi, come i betabloccanti;
- farmaci antiepilettici come il topiramato e il valproato;
- alcuni antidepressivi triciclici.
Per chi è alla ricerca di un approccio più naturale per gestire la propria emicrania, noi consigliamo sicuramente un riposo il più possibile sereno: a questo scopo possono dare giovamento alcune preparazioni vegetali sotto forma di gocce o tisane a basi di valeriana, passiflora o biancospino. Anche la gestione dello stress si è rivelata una pratica utile per prevenire gli attacchi di emicrania: in questo caso può giovare l’assunzione di melissa o lavanda. Esistono inoltre delle tecniche che aiutano a diminuire lo stress come yoga, meditazione, respirazione profonda, tutte pratiche in grado di stimolare la produzione di endorfine, analgesici naturali. Anche la fisioterapia, la psicoterapia e l’aromaterapia concorrono a questo scopo. Nel tempo, sono stati fatti alcuni esperimenti di gestione dell’emicrania attraverso l’agopuntura, sia per diradare la frequenza degli attacchi, sia per ridurne l’intensità: gli studiosi hanno scoperto quali sono i meccanismi biologici di attenuazione del dolore che si attivano per mezzo di questa tecnica.
Tra gli estratti vegetali che si sono rivelati efficaci per gestire gli attacchi di emicrania, segnaliamo il partenio, che nella forma di tintura madre risulta particolarmente efficace se associato alla scorza e alla fumaria.
In aggiunta a ciò, è molto importante l’integrazione con il magnesio: alcuni studi infatti hanno evidenziato una carenza di magnesio sia nei pazienti affetti da cefalea tensiva, sia in quelli che soffrono di emicrania con o senza aura. I valori di magnesemia, già bassi in questi soggetti, tendono ad abbassarsi ulteriormente negli attacchi di emicrania. Il dato è stato confermato anche per le donne affette da emicrania perimestruale, suggerendo così un possibile ruolo terapeutico e preventivo della supplementazione con il magnesio, che, tra l’altro, troviamo anche in molti alimenti (frutta secca, cereali integrali, legumi come fagioli e piselli, aneto, cacao, fichi).
Sempre nelle donne, contro il mal di testa causato dagli ormoni sono adatti gli alimenti ricchi di vitamina E e di vitamina B. Nello specifico, la vitamina B2 o riboflavina (contenuta in latte e derivati, fegato, lievito, uova e vegetali a foglia verde) riduce il numero e la durata degli attacchi di emicrania. Le vitamine B6 (che troviamo in carne, pesce, cereali integrali, uova e vegetali), B9 (ossia l’acido folico, che è presente in legumi come piselli e ceci, broccoli, vegetali e foglia verde) e B12 (di cui sono ricchi carne, pesce – soprattutto salmone e merluzzo -, uova, latte e formaggi) sono in grado di ridurre l’intensità del dolore da emicrania. Sia la B9 che la B12 possono essere assunti in cereali da colazione arricchiti.
Così come quelli con caratteristiche curative, vi segnaliamo anche alcuni alimenti il cui consumo andrebbe ridotto, perché in dosi elevate potrebbero indurre il mal di testa: tra questi alcol, sale, insaccati – per il loro contenuto di nitriti – alcuni formaggi e gelati, e gli alimenti che contengono omega 6, come soia, mais, semi, frutta secca, carne, pesce e uova.





Leave A Reply