Il bugiardino o foglietto illustrativo è un foglio stampato che specifica la composizione, le caratteristiche terapeutiche e le avvertenze per l’uso del farmaco cui è annesso.
Secondo l’Accademia della Crusca, il termine “bugiardino” si forma sulla base dell’aggettivo “bugiardo”, con il suffisso del diminutivo sia in riferimento alle dimensioni dell’oggetto sia con una vena di ironia. Si presuppone che questo termine sia stato coniato in Toscana, per la precisione in area senese, dove gli anziani ricordano che il “bugiardo” era la locandina dei quotidiani esposta fuori dalle edicole e da qui, riducendo le dimensioni del foglio, si è forse potuti arrivare a denominare “bugiardino” il foglietto dei medicinali. Non c’è dubbio che questo nome voglia puntare l’attenzione sulle prerogative di queste “istruzioni per l’uso” che, soprattutto negli anni di boom della farmacologia, tendevano a sorvolare su difetti ed effetti indesiderati del farmaco per esaltarne i pregi e l’efficacia. Più che bugie, dunque, si trattava di omissioni.
Negli ultimi anni sono state imposte regole molto rigide riguardo alla compilazione dei foglietti illustrativi, anche grazie ad un consumatore decisamente più attento e consapevole. Al contrario, ad oggi, la critica del consumatore è rivolta alla spesso “incomprensibilità” dei bugiardini, dovuta alla loro eccessiva tecnicità (sebbene che non siano letti solo da specialisti del settore) e all’accumulo di notizie in così poco spazio.
La carta d’identità di un farmaco
All’interno di un foglietto illustrativo troviamo svariati temi che indicano:
- la composizione, caratterizzata da un determinato principio attivo che è la sostanza curativa e gli eccipienti (sostanza aggiunta per legare o rendere con un gusto gradevole il prodotto);
- per quali malattie può essere impiegato il medicinale;
- le controindicazioni, i motivi per il farmaco non deve essere assunto;
- la posologia, ovvero come assumere il farmaco, quando e quanto (per esempio, se dev’essere disciolto in acqua, prima o dopo i pasti e ogni quante ore);
- gli effetti indesiderati, ossia i disturbi che questo prodotto potrebbe causare (nausea mal di testa, problemi organici, etc…);
- la modalità di conservazione;
- eventuali sintomi legati al sovradosaggio;
- eventuali interazioni, dunque un elenco di farmaci, alimenti, bevande che possono inficiare l’effetto del farmaco o interagire con esso e creare problemi (un esempio molto comune è l’anticoagulante che non va assunto con alcuni tipi di verdure).
Quando si segue una cura, in generale, bisogna prestare attenzione alla propria alimentazione, questo perché le sostanze chimiche che compongono gli alimenti possono interagire con i farmaci modificandone l’azione. Molti farmaci sono assunti per via orale e c’è la possibilità che nell’apparato digerente interferiscano con l’assorbimento del metabolismo, alterando l’efficacia o addirittura potenziando la tossicità e causando quindi effetti collaterali. L’aspetto dieta-farmaci va tenuto in considerazione soprattutto dai pazienti che soffrono di malattie croniche e assumono diversi medicinali nell’arco della stessa giornata o per lunghi periodi.
Vi riassumiamo gli alimenti su cui bisogna fare attenzione.
- L’alcol è la sostanza che più in assoluto interferisce con tutti i farmaci esistenti. Potenzia gli effetti collaterali e riduce al minimo l’efficacia. Vanno evitate le sostanze alcoliche quando si fa una cura antibiotica perché aumentano la sonnolenza in caso di antistaminici, fanno crescere il rischio di danni al fegato se si assumono statine (gruppo di principi attivi impiegati). Sono sconsigliate anche se si assumono analgesici e possono procurare gravi danni al fegato anche per il semplice paracetamolo. Ultimo aspetto, ma non meno importante, è l’attenzione da porre quando si assumono cure di psicofarmaci.
- La caffeina è insidiosa perché è presente anche in alcuni cibi e altre bevande. Ne troviamo un’elevata concentrazione negli energy drink e una minor presenza nel tè e nelle bevande gassate. Non si deve associare ai farmaci per l’insonnia, perché ne contrasta l’azione, e la sconsigliamo anche a chi ha problemi di asma ed è in cura con broncodilatatori, dal momento che provoca tachicardia ed eccitabilità. La caffeina ha una forte proprietà antiaggregante che è pericolosa per chi assume anticoagulanti, in quanto aumenta il rischio di emorragie.
- Il pompelmo contiene furanocumarine (una classe di sostanze organiche naturali) che interagiscono con il metabolismo di molti farmaci e che potrebbero non attivarsi al momento giusto. In particolare, aumentano in maniera significativa la biodisponibilità (il grado e la velocità in cui la forma attiva di un farmaco di raggiungere la circolazione sistemica) di vari medicinali attraverso il meccanismo di inibizione dell’attività di alcuni enzimi che a livello epatico sono responsabili della trasformazione dei farmaci. Il risultato è un aumento della concentrazione di farmaco libero che può causare effetti collaterali. In poche parole, il pompelmo determina un sovradosaggio del farmaco.
- I cibi ricchi di potassio andrebbero evitati quando si utilizzano alcuni tipi di diuretici per le malattie cardiovascolari, perché gli stessi farmaci determinano un accumulo di potassio e dunque chi è in cura con queste medicine dovrebbe evitare di aggiungere altre dosi.
- Il latte e i latticini interferiscono con l’assorbimento di alcuni antibiotici, limitandone l’efficacia. Interferiscono anche con l’azione di farmaci che si assumono contro l’osteoporosi. Sarebbe meglio quindi evitare la contemporaneità.
- La liquirizia può essere causa di aritmie e sbalzi di pressione.
- La vitamina K, presente nei broccoli, nei cavoletti di Bruxelles, nei cavoli e negli spinaci, è antagonista degli anticoagulanti e ne contrasta l’azione, riducendo il loro effetto. Anche i mirtilli possono alterarne l’effetto.
- Le fragole, che rilasciano stamine, sono “nemiche” degli antistaminici e scatenano gli effetti delle allergie.





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