Quante volte ci capita di incontrare una parola per la prima volta e poi, nella stessa giornata, di leggerla o di sentirla ripetere? O di pensare a qualcuno e un attimo dopo ricevere una sua chiamata? Coincidenze… Possono essere fatti, sogni, ricordi, frasi, letture, film, incontri, telefonate, immagini… alcune di queste casualità suscitano il nostro interesse al punto da non considerarle “semplici coincidenze”.
Questo fenomeno è dovuto a una combinazione di due processi psicologici ben noti agli studiosi: l’attenzione selettiva, ossia il nostro focalizzarci su oggetti ed eventi salienti, e il bias di conferma, che si traduce nel cercare eventi che supportino le nostre convinzioni e percezioni, e anche nell’ignorare i dati che le smentiscano. La scienza cognitiva contemporanea ci spiega che siamo predisposti a incorrere nelle coincidenze perché la loro rilevazione riflette il modus operandi fondamentale del nostro sistema cognitivo e percettivo: il nostro cervello, quindi, cerca degli schemi nel flusso dei dati sensoriali che riceve dal mondo e attribuisce a questi schemi un significato, sviluppando convinzioni e aspettative utili a dare forma alle nostre percezioni.
Talvolta la coincidenza ci sembra quasi un miracolo perché la probabilità che due eventi si verifichino fra loro è talmente bassa che ci sembra impossibile che sia tutta una questione di casualità, e per un attimo il mondo ci sembra pieno di connessioni e forze misteriose. È uno stato mentale che somiglia molto all’apofenia: la percezione spontanea di connessioni significative tra fenomeni che non hanno alcuna relazione tra loro. In buona sostanza, c’è qualcosa nella nostra mente che fa sì che tendiamo a “mettere insieme” ciò che è separato, ad attribuire significati a cose che non ne hanno, come se il software del nostro cervello fosse predisposto a vedere più di quanto non ci sia “lì fuori”. È più forte di noi: il nostro cervello è costantemente alla ricerca di coincidenze! Per qualcuno più che per altri. E c’è chi sostiene che la propensione a vedere connessioni tra oggetti o idee senza alcuna relazione apparente tra loro sia indice di creatività: apofenia e creatività potrebbero essere viste addirittura come due facce della stessa medaglia!
Serendipità: Il dolce caso delle scoperte e delle sorprese
Coincidenza si può tradurre anche in colpo di fortuna, scoperta… in serendipità: il trovare o scoprire qualcosa di importante, di prezioso o risolutivo, mentre si sta cercando altro, quel misto di fortunata coincidenza e guizzo dell’ingegno che ha portato ad invenzioni o scoperte scientifiche, avvenute mentre si cercava qualcos’altro oppure sviluppate da un errore o da un fallimento: basti pensare a Isaac Newton che riconobbe la forza di gravità osservando la caduta di una mela dall’albero, o ad Alexander Fleming che nel 1929 scoprì la penicillina grazie alla muffa che si era formata su una piastra di coltura in un suo esperimento, o al chimico svedese Alfred Nobel che scoprì la dinamite dal casuale mescolamento della nitroglicerina con la farina fossile, o ancora a Cristoforo Colombo, che scoprì l’America pensando di aver raggiunto le Indie… Nell’ambito della scienza l’elemento di casualità è quindi fondamentale e talvolta è alla base di rivelazioni felici anche nella nostra vita quotidiana: quante volte la nostra strada è cambiata in maniera casuale per portarci a ciò che effettivamente era meglio per noi?! Il termine “serendipity” fu coniato dallo scrittore Horace Walpole, e deriva da Serendip, l’antico nome dello Sri Lanka: si racconta in alcune fiabe di principi del paese che trovarono sul loro cammino una serie di indizi che in più occasioni li salvarono.
Per spiegare la serendipità da un punto di vista fisiologico, i ricercatori hanno osservato che il cervello, quando manca la regolarità, per esempio quando gli stimoli non appaiono a intervalli fissi, mantiene più a lungo la traccia sensoriale del secondo stimolo. L’immagazzinamento e l’elaborazione degli stimoli nella corteccia visiva dura di più: un po’ come se il cervello mettesse in atto questo trucco di aumento dell’attenzione per ovviare al fatto che non sa bene cosa aspettarsi, una sorta di stato di attenzione vigile ma aperta in tutte le direzioni, di ricerca attiva senza però aspettative precise. In pratica, quando non ci sono regole in quello che osserviamo, quando non abbiamo particolari aspettative, diventiamo più bravi a vedere anche quello che di solito non riusciamo a vedere: quando cerchiamo ma senza sapere bene che cosa, è più facile che ci accorgiamo di qualcosa che altrimenti ci sarebbe sfuggito!
L’arte di creare opportunità dal caso
La serendipità viene comunemente considerata come un fenomeno accidentale, una casualità, ma in realtà non si tratta solo di caso o di fortuna, ma anche di atteggiamento mentale. Per attrarre le coincidenze, dobbiamo essere predisposti all’ottimismo: serendipità esprime anche la capacità di accorgersi di qualcosa di inatteso, di individuarlo e di utilizzarlo come occasione vantaggiosa. Giocano infatti un ruolo importante la flessibilità, l’apertura mentale, la curiosità, la sensibilità e la prontezza di cogliere al volo le opportunità. Il caso offre delle possibilità, ma sta a noi saperle cogliere! Al concetto di serendipità si affiancano quello di pensiero divergente, ovvero quel pensiero che esplora nuove direzioni e possibilità, portando così alla produzione di nuove idee, e di pensiero creativo: modi di pensare che esplorano alternative fuori dai consueti schemi, permettono di adottare prospettive inusuali e di trovare soluzioni nuove. Serendipità, pensiero divergente e pensiero creativo si influenzano reciprocamente. Allo stesso tempo, però, sono necessari una base di conoscenza ed un sapere, senza i quali non avremmo nemmeno gli strumenti per poter dare valore a ciò che scopriamo. È assai improbabile che grandi scoperte dovute a serendipità avvengano all’improvviso dal nulla: di solito si verificano sì per caso, ma comunque nel corso di ricerche, studi ed esperimenti condotti con grande impegno.
La serendipità non avviene quindi per magia, adora sorprenderci ma dev’essere “aiutata’’ e favorita da un atteggiamento di fiducia, determinazione, impegno, perseveranza, creatività, esplorazione… da una mente che non usi solo il pensiero logico ma che si conceda di spaziare attingendo anche all’immaginazione, alle sensazioni, alle emozioni, ai sogni. Chiusura mentale, eccessiva razionalità, pessimismo e negatività molto spesso oscurano la nostra visuale su opportunità che sarebbero lì a portata di mano, e che potrebbero magari migliorarci la vita… rischiando, così, di farcele sfuggire.
Qualunque evento casuale può celare un’occasione! Le coincidenze davvero importanti e significative si presentano raramente, ma è pur vero che esistono… ma se accadono è per darci la possibilità di cogliere le occasioni che ci vengono date… Esistono e, spesso, si creano: ciò che succede davanti a noi dipende in molti casi dalla nostra curiosità e dalla capacità di osservare, cogliere e apprezzare eventi significativi, dalla spontaneità e dalla nostra voglia di metterci in gioco. Proprio come ci insegna Marcela Serrano nel suo bellissmo romanzo ‘L’albergo delle donne tristi’: “nella vita, l’unico modo per non farsi cogliere impreparati dal destino e non lasciarselo scappare è tenere d’occhio le coincidenze che ti presenta’’.
Carla Tosco
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