La Smemoratezza come Virtù
“La buona memoria. – Taluni non diventano pensatori solo perché hanno una memoria troppo buona”.
Questa frase di Friedrich Nietzsche rafforza l’autostima degli inguaribili smemorati che da sempre vivono nell’incubo di aver dimenticato date importanti o di presentarsi ad un appuntamento o di rispondere ad una mail o ad un whatsapp , di non ricordare i nomi di cose o persone o dove hanno parcheggiato la macchina, di scordarsi le chiavi di casa o chissà cos’altro… e che vengono rimproverati, e spesso anche derisi, per questo loro difetto.
Dimenticare per Pensare
Una buona memoria ci consente di registrare fatti, fissare date e informazioni anche dettagliate senza particolare sforzo, e comunemente si tende ad associare l’essere smemorati ad un possibile svantaggio. Sicuramente una buona memoria è un asset, tuttavia questo pensiero di Nietzsche sembra riflettere l’idea che essa da sola non sia sufficiente a sviluppare il pensiero critico e che, anzi, possa in qualche modo ostacolare lo sviluppo di pensieri originali: l’essere smemorati dunque potrebbe essere addirittura quasi un motivo di vanto!!
Il Dimenticare come Processo Attivo
Anche perché gli esperti, alla luce degli studi condotti sul tema negli ultimi anni, ci dicono che dimenticanza e intelligenza vanno a braccetto!
Certo, i motivi per cui si è smemorati possono essere svariati: può capitare di dimenticare le cose a causa dello stress o di una qualche patologia specifica caratterizzata da un decadimento cognitivo. E, quindi, indagare le cause che portano ai vuoti di memoria è sicuramente sempre importante, per verificare che essi non siano sintomo di un malessere più grave. Tuttavia, chi ha problemi di memoria, semplicemente per sua natura, può tirare un sospiro di sollievo, poiché la scienza afferma che essere smemorati è un segno di grande intelligenza. Sempre più, negli ultimi anni, è emersa la necessità di diventare multitasking, compiere azioni e prendere decisioni in un breve lasso di tempo, specie nel mondo del lavoro, e capita di frequente, dunque, di scordarsi qualche dettaglio, di un appuntamento stabilito o di un cliente da chiamare a causa di un sovraccarico mentale. Ma non dobbiamo preoccuparci perché secondo le ricerche la smemoratezza sarebbe il sistema usato dal nostro cervello per fare spazio e conservare le informazioni più preziose, dimenticando quelle meno importanti.
Dunque, se la nostra mente non riesce a memorizzare alcuni dettagli è perché è impegnata a pensare ad altro e progettare nuove idee. La scienza ci rivela che, affinché la memoria funzioni bene, il dimenticare è importante tanto quanto il ricordare e non è da considerarsi un fallimento del meccanismo, bensì un ingranaggio fondamentale per il suo corretto funzionamento. Per molto tempo si è pensato che dimenticare fosse un processo passivo, negli ultimi anni è emersa invece una vera e propria “scienza del dimenticare” che mostra come le normali dimenticanze, ovvero quelle che non ostacolano più di tanto le nostre attività quotidiane, non siano un difetto della memoria, anzi: la neurologia e la psicologia oggi ci dicono che dimenticare permette di avere un cervello più efficiente oltre che farci vivere più felici.
L’Arte di dimenticare e l’inganno della memoria
L’evoluzione ha dotato i nostri neuroni, che immagazzinano ricordi modificando la forza delle loro connessioni, di due meccanismi: uno dedicato a ricordare e l’altro a dimenticare, e questo è affascinante, perché ci rivela che il non ricordare non è soltanto un arrugginirsi della memoria, ma è una funzione specializzata del cervello. Dimenticare, infatti, e qui la scienza conferma il pensiero di Nietzsche, ha un forte impatto anche nella capacità di analisi, ci rende più flessibili e capaci di fronteggiare un mondo che cambia e si evolve, ci aiuta a non rimanere ancorati ai dettagli, e quindi a generalizzare. Saper dimenticare serve non solo ad adattarsi ai cambiamenti e ad estrarre, generalizzando, l’essenza delle cose, serve anche a essere più creativi! La creatività è una sorta di alchimia cognitiva, dove si formano associazioni inaspettate tra ricordi e idee, e per lasciare “gioco” alle associazioni mentali spontanee, necessarie alla creatività, è inevitabile saper dimenticare. In questo contesto, il sonno riveste un ruolo essenziale: ci aiuta a “fare pulizia” nella nostra memoria. Nel sonno, viviamo una sorta di “replay” accelerato dei momenti importanti della giornata, e questo aumenta la memoria per certe cose, ma nel complesso induce dimenticanza per tutto il resto. Quando una connessione cerebrale è ripetutamente stimolata durante la veglia, si rafforza e cresce: quella traccia di memoria si consolida, ma questa espansione deve essere ad un certo punto bilanciata per evitare una saturazione dei ricordi possibili, ed il processo di smaltimento può avvenire nel sonno, quando prestiamo meno attenzione al mondo esterno. Basti pensare a quando siamo costretti a rimanere svegli per tante ore: arriviamo ad un punto in cui non riusciamo più a concentrarci, proprio perché abbiamo troppe informazioni inutili nella corteccia, che ci confondono.
Chi tende a dimenticare, poi, oltre ad essere più flessibile e creativo, è anche più propenso a vivere con consapevolezza nel qui e ora, senza troppi vincoli che potrebbero influenzare la percezione del presente, e potrebbe essere anche più incline al perdono e a sviluppare una maggiore empatia verso gli altri: chi ha difficoltà a ricordare le offese subite tende a lasciar andare con più facilità rancori e risentimenti, promuovendo così relazioni più positive. Gli smemorati sono anche coloro che si stressano di meno e si focalizzano maggiormente sugli aspetti positivi della vita, il che contribuisce sicuramente ad un maggiore benessere psicologico!
Di scherzi, comunque, la nostra memoria, ne fa parecchi e un po’ a tutti! Siamo continuamente bombardati da esperienze, stimoli e informazioni: profumi e colori, oggetti e presenze, ogni attimo è ricco di dati che il cervello assorbe. Tanti, come abbiamo visto, scivolano via, qualcuno resta: li chiamiamo ricordi e con essi possono succedere cose bizzarre, molte delle quali dipendono da quelle che si definiscono interferenze della memoria, che possono portare sia a una diminuzione del ricordo sia ad una distorsione delle informazioni memorizzate. Una conseguenza di interferenze della memoria può essere il déjà-vu: la scienza ci dice che nella sensazione per cui ci sembra di aver già vissuto qualcosa non c’è nessuna premonizione, ma semplicemente ci si viene a trovare in uno scenario simile a qualcosa che ci è già successo. Contrariamente al déjà vu, che è un’esperienza in cui qualcosa di familiare sembra incredibilmente noto, il jamais vu, dal francese “mai visto”, è caratterizzato dalla sensazione opposta: un’improvvisa estraneità rispetto a qualcosa, o a qualcuno, che dovrebbe essere familiare, una condizione in cui, anche se abbiamo memorizzato un’informazione, il cervello fallisce nel richiamarla correttamente al momento della percezione. Un esempio?! Può succedere ad un musicista che si perde nel passaggio di un brano che conosce alla perfezione o a chiunque di noi quando ci troviamo in un luogo che frequentiamo abitualmente e abbiamo la sensazione di non sapere esattamente dove siamo.
False memorie e il paradosso dell’informazione
Le interferenze della memoria possono poi alterare lo sguardo sul passato formando ricordi che non esistono: le false memorie, ovvero il ricordo di qualcosa che in realtà non è mai avvenuto. Il ricordo di un evento reale può essere distorto da elementi immaginari o arricchito di particolari in realtà mai accaduti, soprattutto nel caso di eventi carichi di emozioni. Nessuno è immune alla creazione di un falso ricordo, soprattutto nel caso di anziani e nei bambini, il cui cervello è ancora in evoluzione e i sistemi della memoria non sono ancora stabilizzati: le interferenze esterne, fra cui i racconti altrui, riescono a plasmarne i ricordi.
E’ un po’ come se vivessimo in uno strano paradosso: da un lato il mondo è traboccante di informazioni, e questo ci rende ossessionati con la memoria, dall’altro oggi possiamo anche fare molto meno affidamento sulla memoria grazie alla tecnologia che, lasciandoci liberi di dimenticare, ci mostra come i dettagli non siano l’apice del pensiero, e che, laddove non si è legati a schemi mentali pregressi che potrebbero limitare l’immaginazione, può più facilmente fiorire la nostra creatività. Il saper dimenticare offre infine, come ci insegna ancora il filosofo Nietzsche, un altro prezioso privilegio: ‘’Il vantaggio della cattiva memoria e’ che si gode parecchie volte delle stesse cose per la prima volta’’.





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