La prospettiva umoristica sull’ipocondria: le disavventure di Jerome K. Jerome
“È strano, ma non mi avviene mai di leggere un annuncio di specialità brevettate, senza sentirmi tratto alla conclusione d’essere affetto dalla peculiare malattia – nella sua forma più virulenta – che forma il soggetto dell’annuncio. A ogni modo, la diagnosi par che corrisponda sempre esattamente a tutte le mie particolari sensazioni.” A parlare è Jerome K. Jerome, protagonista nonché autore del celebre “Tre uomini in barca (per non parlare del cane)”, un capolavoro umoristico che, con la sua narrazione leggera e brillante, riesce a trattare in modo esilarante il tema dell’ipocondria: tre amici, Jerome stesso insieme con George e Harris, intraprendono un viaggio in barca sul Tamigi per sfuggire alle pressioni della vita quotidiana e, in particolare, alle ansie legate alla salute. Jerome, in particolare, ha la fissa della malattia: nella sua percezione distorta, le ha passate tutte, dal tifo al ballo di San Vito, dalla malaria al colera e alla difterite. “Percorsi faticosamente e coscienziosamente tutte quante le lettere dell’alfabeto, e potei concludere che l’unica malattia che non avessi era il ginocchio della lavandaia. A questo sulle prime mi sentii un po’ offeso; mi sembrava che la cosa implicasse una specie di dispregio. Perchè non avevo il ginocchio della lavandaia? Perchè questa oltraggiosa distinzione? Dopo un poco, però, prevalsero dei sentimenti meno esclusivi. Pensai che avevo tutte le malattie note in farmacologia, e divenni meno egoista, e risolsi di fare a meno del ginocchio della lavandaia.”
Il misterioso mondo dell’ipocondria: quando ogni sintomo diventa un enigma da risolvere
L’ipocondriaco è un vero e proprio Sherlock Holmes della sua salute: non ci sono indizi troppo piccoli o sintomi troppo banali che sfuggano alla sua attenzione iperattiva, il minimo fastidio è un mistero da risolvere… un semplice mal di testa potrebbe trasformarsi in un’ossessione per un tumore al cervello, un banale torcicollo diventa sintomo evidente di meningite, mentre un dolore al petto può essere il preludio di un infarto imminente. Anche solo il sentir parlare o leggere di una certa patologia può mettere in stato di agitazione e alimentare la preoccupazione, come ci descrive Jerome, di esserne affetti! Questi pensieri ossessivi spesso si manifestano in un costante monitoraggio del proprio corpo e in una ricerca compulsiva di sintomi su internet: ogni piccola malattia viene studiata e analizzata, diventando così esperti (immaginari) di diagnosi mediche. Ogni piccolo malanno, poi, è un motivo valido per consultare un medico diverso ogni settimana, perché il non sapere con certezza se si è in perfetta salute è una minaccia costante. E a volte non basta: di fronte alla conferma di buona salute, si cambia medico e ci si sottopone a nuovi esami… L’ipocondria è una rappresentazione surreale di come la mente umana possa trasformare il quotidiano in un dramma medico, dove una qualsiasi “strana” sensazione può essere riconducibile ad una grave malattia.
L’Ipocondria: quando la paura dell’incertezza diventa un demone mentale
La paura dell’incertezza e l’ansia costante riguardo al proprio stato di salute possono dominare la mente, interferendo con la qualità della vita e portando ad astenersi da attività, che sarebbero in realtà innocue, perché ritenute pericolose o rischiose per la salute, o ad evitare situazioni sociali temendo potenziali esposizioni a malattie o infezioni.
Tutti noi siamo stati in ansia per la nostra salute almeno una volta, ma quando questa preoccupazione diventa eccessiva e sproporzionata in un continuum mentale che ci condiziona l’esistenza… ecco che allora ci troviamo alle prese con un disturbo psichico che a volte assume una forma così pervasiva da prendere la forma di veri e propri attacchi di panico.
Il termine ipocondria ad oggi viene usato generalmente nel linguaggio comune, mentre in ambito medico-scientifico sotto il “cappello” di questo malessere si distingue, più precisamente, fra disturbo da ansia di malattia, ovvero il timore di avere una malattia, ma senza presentare particolari sintomi fisici, e disturbo da sintomi somatici, che si manifesta con l’affanno collegato a dei sintomi fisici effettivamente presenti, ma sproporzionato rispetto alla loro gravità: in ogni caso, il disagio sperimentato non dipende dal sintomo in sé, ma dall’ansia derivante dal significato che gli viene attribuito. L’ansia svolge dunque un ruolo chiave nel legame tra ipocondria e disturbi psicosomatici, il quale si rende evidente nel circolo vizioso che si può instaurare: una persona ipocondriaca può arrivare a sviluppare sintomi fisici reali causati dall’ansia e dallo stress, i quali sintomi a loro volta rafforzano la sua convinzione di essere affetta da una malattia grave, alimentando ulteriormente l’ansia… in un loop infinito!
Il Comportamento di malattia: l’influenza dei legami emotivi sull’autopercezione della salute
Il “comportamento di malattia” indica il modo in cui gli individui valutano se stessi in termini di salute e malattia. La maggior parte delle persone percepisce il proprio funzionamento corporeo in modo relativamente equilibrato e si vive raramente come malata, per cui si rivolge al medico solo quando è necessario. A volte però, ed è il caso di persone ipocondriache o affette da disturbi di somatizzazione, il comportamento di malattia si presenta notevolmente alterato, a causa magari di esperienze di malattia personali o familiari, o perché si ha, per indole propria, la tendenza al controllo e al percepirsi deboli e vulnerabili. Gli studi svolti negli ultimi anni hanno dimostrato che un’alterazione nel comportamento di malattia può affondare le sue radici in uno stile di attaccamento disfunzionale vissuto durante l’infanzia ed è espressione di modelli operativi interni formatisi nei primi anni di vita, che hanno plasmato la percezione della salute nella vita adulta. Secondo il paradigma dell’attaccamento, teorizzato dopo la metà del secolo scorso dallo psicanalista inglese John Bowlby, il legame emotivo tra il bambino e la sua figura di accudimento primaria è cruciale per lo sviluppo emotivo e cognitivo: chi da bambino sperimenta un attaccamento sicuro sviluppa fiducia nel mondo e negli altri ed un senso di sicurezza che può influenzare positivamente la percezione della salute in età adulta, mentre coloro che vivono un’esperienza di attaccamento insicuro possono mostrare una “disregolazione funzionale adattiva”, avere cioè maggiori difficoltà nella gestione dello stress, che può contribuire a una maggiore ansia nei confronti della salute, oltre a comportamenti disfunzionali che lo predispongono ad un maggior rischio di malattie.
Riconoscere il ruolo cruciale che la mente gioca sulla salute del corpo è fondamentale e lavorare sulla propria crescita personale e sulla consapevolezza di sé può contribuire a modificare i modelli operativi interni: la psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale può essere un valido supporto per costruire relativamente alle proprie sensazioni un’ipotesi alternativa, più adeguata e vicina alla realtà, attraverso un percorso atto a rendere la persona maggiormente consapevole dei suoi processi mentali e dei meccanismi che governano il suo comportamento, con un graduale miglioramento della qualità della vita. E poi, una volta ristabilito un assetto emotivo equilibrato, la miglior cura per le nostre preoccupazioni è, come ci insegna Jerome, semplicemente imparare a ridere di esse!
Carla Tosco
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