Bottasso – Speciale Spazio Mamma
La Dott.ssa Carla Tosco ne parla con la Dott.ssa Rosa D’Addio, farmacista puericultrice
Ogni estate torna puntuale la stessa domanda.
“Ma con i bambini si può accendere il condizionatore oppure no?”
C’è chi lo considera quasi un nemico, chi invece lo tiene acceso giorno e notte. In mezzo, come spesso accade quando si parla di salute, c’è il buon senso supportato dalla scienza.
La Dott.ssa Carla Tosco — farmacista, farmacologa, consulente nutrizionale e professionista certificata della salute psicofisica — affronta insieme alla Dott.ssa Rosa D’Addio, farmacista puericultrice, uno dei temi più discussi dell’estate: l’uso corretto di condizionatore e deumidificatore in presenza di bambini.
“Il problema non è il condizionatore. È come lo usiamo.”
“La climatizzazione,” spiega la Dott.ssa Rosa D’Addio, “può essere un aiuto prezioso, soprattutto durante le ondate di calore. I bambini piccoli non riescono ancora a regolare bene la temperatura corporea e soffrono il caldo molto più di quanto spesso immaginiamo.”
Nei primi anni di vita, infatti, il sistema di termoregolazione non è ancora completamente maturo. I bambini sudano meno efficacemente, si disidratano più facilmente e trattengono calore più rapidamente rispetto agli adulti.
Quando temperatura e umidità diventano elevate, il corpo fatica a disperdere il calore accumulato. Ecco perché nei più piccoli possono comparire irritabilità, sonno disturbato, stanchezza, mal di testa, difficoltà di concentrazione e, nei casi più importanti, veri episodi di colpo di calore.
“In estate,” aggiunge la Dott.ssa Carla Tosco, “mantenere un ambiente domestico confortevole non è un capriccio, ma una forma di prevenzione.”
Gli errori più comuni
Il vero rischio non è il condizionatore acceso, ma il suo utilizzo scorretto.
Uno degli errori più frequenti è creare sbalzi termici troppo bruschi tra esterno e interno. Passare da 35 gradi esterni a una stanza gelida mette sotto stress l’organismo, soprattutto quello dei bambini.
La differenza ideale tra temperatura esterna e interna dovrebbe restare entro i 5-7 gradi. Tradotto nella pratica: se fuori ci sono oltre 30 gradi, in casa 25-26 gradi sono più che sufficienti per stare bene.
Altro aspetto fondamentale è il getto d’aria.
“L’aria fredda non dovrebbe mai colpire direttamente il bambino,” sottolinea Rosa D’Addio. “Meglio orientarla verso l’alto o contro una parete, così da diffondersi in modo graduale e uniforme.”
Anche la qualità dell’aria conta moltissimo. Un ambiente troppo secco può irritare naso, gola e occhi, aumentando fastidi respiratori e sensibilità delle mucose.
L’umidità ideale dovrebbe restare tra il 40% e il 60%. Se necessario si può utilizzare un umidificatore, senza però eccedere: troppa umidità favorisce muffe e acari.
E poi c’è un dettaglio che molti trascurano: la manutenzione.
“I filtri sporchi possono trasformarsi in un vero ricettacolo di polveri, allergeni e microrganismi,” ricorda Carla Tosco. “Pulirli regolarmente è fondamentale.”
Durante i periodi di utilizzo intenso andrebbero controllati e puliti ogni 2-4 settimane.
E con i neonati?
Con i neonati l’attenzione deve essere ancora maggiore, ma questo non significa dover rinunciare all’aria condizionata.
La temperatura ideale si aggira generalmente tra i 24 e i 27 gradi, mantenendo magari l’ambiente leggermente meno fresco durante la notte.
La regola resta sempre la stessa: mai aria diretta sulla culla.
Inoltre è importante evitare passaggi troppo bruschi tra ambienti climatizzati e caldo esterno.
Dormire in una stanza moderatamente fresca, tra l’altro, aiuta a prevenire il surriscaldamento corporeo, considerato uno dei fattori associati alla SIDS, la sindrome della morte improvvisa del lattante.
Condizionatore o deumidificatore?
Spesso vengono confusi, ma hanno funzioni molto diverse.
Il condizionatore abbassa la temperatura dell’ambiente.
Il deumidificatore, invece, riduce l’umidità dell’aria.
Nelle giornate particolarmente afose, anche senza temperature estreme, eliminare l’umidità può migliorare moltissimo la percezione del caldo.
“Quando l’aria è troppo umida,” spiega Rosa D’Addio, “il sudore evapora con più difficoltà e il corpo percepisce ancora più calore.”
Molti apparecchi moderni permettono oggi di utilizzare entrambe le funzioni, scegliendo se raffrescare, deumidificare oppure combinare le due modalità.
I falsi miti da superare
Ci sono convinzioni dure a morire.
Una delle più diffuse è che il condizionatore “faccia venire il raffreddore”. In realtà raffreddori e infezioni sono causati da virus e batteri, non dall’aria condizionata.
Certo, aria troppo secca o sbalzi termici possono rendere le vie respiratorie più sensibili, ma non sono la causa diretta delle infezioni.
Altro mito da sfatare: “I bambini devono abituarsi al caldo per diventare più forti.”
No. Il corpo umano possiede meccanismi di adattamento, ma nei bambini piccoli questi sistemi hanno limiti fisiologici ben precisi.
Anche pensare che “sudare faccia bene” può essere fuorviante. Una sudorazione eccessiva comporta perdita di liquidi e sali minerali e aumenta il rischio di disidratazione.
Quando il caldo sta diventando un problema
Ci sono segnali che non andrebbero sottovalutati.
Pelle molto calda e arrossata, irritabilità insolita, stanchezza marcata, mal di testa, ridotta produzione di urine o pianto inconsolabile possono indicare che il bambino sta soffrendo il caldo.
In questi casi è importante:
- far bere frequentemente;
- rinfrescare il corpo;
- spostare il bambino in un ambiente più fresco e ventilato.
“La salute passa anche dalle piccole scelte quotidiane”
“Spesso pensiamo alla prevenzione come a qualcosa di complesso,” conclude la Dott.ssa Carla Tosco, “ma in realtà parte da gesti semplici: creare un ambiente sano, ascoltare i segnali del corpo e usare gli strumenti che abbiamo con equilibrio e consapevolezza.”
Perché il problema non è il caldo.
E nemmeno il condizionatore.
Il problema, semmai, è ignorare ciò di cui il corpo — soprattutto quello dei più piccoli — ha davvero bisogno.





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