Il tetano è una malattia infettiva acuta non contagiosa causata dal batterio clostridium tetani. La “leggenda” più diffusa che tutti noi conosciamo sin da bambini è quella per cui il tetano si prende graffiandosi con oggetti arrugginiti, per esempio un vecchio filo spinato, un cacciavite o un chiodo.
In realtà, il tetano non è causato dalla ruggine, ma dal bacillo del batterio che cresce solo in assenza di ossigeno ed è presente in natura sia in forma vegetativa sia sotto forma di spore. Le sue spore (la forma dormiente del batterio) sono molto resistenti alla bollitura e ai disinfettanti e possono sopravvivere nell’ambiente esterno anche per anni, contaminando spesso la polvere e la terra. Possono penetrare nell’organismo umano attraverso ferite dove in condizioni favorevoli – che si verificano specialmente nei tessuti necrotici – si possono trasformare nelle forme vegetative che producono la tossina detta tetanospasmina, che è neurotossica e causa i sintomi della malattia. Il batterio non invade i tessuti, ma la tossina raggiunge il sistema nervoso centrale attraverso il sangue e il sistema linfatico, interferendo con il rilascio di neurotrasmettitori che regolano la muscolatura e causando contrazioni e spasmi diffusi. Questa tossina è una delle sostanze più velenose esistenti al mondo: una quantità pari più o meno a un terzo di un granello di zucchero è sufficiente a uccidere un uomo. Il clostridium tetani è molto diffuso nell’ambiente in cui viviamo ed è normalmente presente nell’intestino degli animali (bovini, equini, ovini), nelle loro feci e nella terra.
Per tornare alla “leggenda” a cui siamo abituati, il filo spinato arrugginito è pericoloso perché può essere facilmente contaminato, ugualmente se ci si graffia con le spine delle rose o di altre piante che crescono nella terra, e più in generale con qualunque oggetto sporco. Nei paesi in via di sviluppo è stata osservata una forma particolare di tetano neonatale, i cui sintomi sono quelli del tetano generalizzato e che colpisce i bambini nati da madri non vaccinate, che non godono quindi della protezione data dagli anticorpi materni nei primi mesi di vita. Il bambino si infetta quando il cordone ombelicale viene reciso con strumenti non sterili.
Come riconoscere i sintomi
Il sintomo caratteristico del tetano è la contrattura spastica dei muscoli della mandibola che provoca difficoltà o persino impossibilità di aprire la bocca. Seguono altri segnali come rigidità del collo, difficoltà a deglutire, spasmi dei muscoli addominali e contrazioni muscolari diffuse della durata di alcuni minuti, scatenate da stimoli sensoriali anche minimi come correnti d’aria, forti rumori, contatto fisico o fonti di luce. Si riconosce come altra possibile sintomatologia febbre, sudorazione, pressione arteriosa alta e tachicardia. I sintomi del tetano si manifestano da 4 fino a 50 giorni dopo il contatto con il batterio, benché di solito il tempo medio di incubazione sia di 7-14 giorni. Più breve è il tempo di incubazione più grave è il decorso clinico. Il tetano ha un’elevata mortalità anche in caso di cure adeguate, fino al 50% negli adulti e oltre l’80% nei neonati. Il completo decorso da una infezione da tetano richiede la crescita di nuove terminazioni nervose, cosa che avviene in tempi lunghi, di solito mesi.
Le complicazioni delle infezioni da tetano possono essere di vario genere:
- rottura delle ossa a causa della violenza degli spasmi muscolari;
- embolia polmonare a causa della migrazione di un eventuale trombo nell’arteria polmonare;
- blocco respiratorio.
Trattamento e prevenzione
L’infezione tetanica richiede un ricovero in terapia intensiva, anche per un lungo periodo. La malattia non è contagiosa, quindi l’isolamento nel paziente non è necessario. Per prevenire la fissazione alle cellule nervose della tossina ancora presente in circolo e per impedire che ne venga prodotta di nuova sono importanti i seguenti trattamenti:
- la somministrazione di immunoglobuline umane antitetaniche (TIG);
- l’accurata pulizia della ferita infetta;
- la rimozione dell’eventuale tessuto necrotico;
- l’uso di disinfettanti ad azione ossidante (come l’acqua ossigenata);
- la somministrazione di antibiotici.
Le immunoglobuline però non sono in grado di limitare l’azione neurotossica della tossina che ha già raggiunto le terminazioni nervose: la terapia degli spasmi tetanici è pertanto essenzialmente sintomatica e si avvale di sedativi o anestetici generali, neuroplegici, farmaci curaro-simili.
La prevenzione della malattia si basa sulla vaccinazione, prevista in Italia per tutti i nuovi nati. A causa della sua grandissima diffusione infatti è praticamente impossibile evitare di venire a contatto col clostridium tetani nel corso della propria vita. L’unico modo di proteggersi dal tetano è quello di vaccinarsi e controllare sempre di aver fatto i richiami periodici prescritti ogni 10 anni. Gli anticorpi prodotti a seguito della vaccinazione sono infatti capaci di neutralizzare la tossina in circolo prima che raggiunga le terminazioni nervose.
Il calendario vaccinale in uso in Italia prevede la somministrazione di tre dosi di vaccino antitetanico entro il primo anno di vita, con dosi di richiamo eseguite a 5-6 anni e poi ogni 10 anni. Se sono trascorsi più di 10 anni dall’ultima dose di vaccino antitetanico è possibile chiedere chiarimenti ed eventualmente procedere alla vaccinazione presso i centri vaccinali. Se il ciclo vaccinale di base (3 dosi) è stato completato (la legge prevede l’obbligo per i nuovi nati dal 1968) non va mai ripreso dall’inizio. La malattia non conferisce un’immunità permanente, quindi anche le persone che hanno avuto il tetano devono attenersi al calendario vaccinale.
Nel caso di una ferita sporca o profonda è importante rivolgersi al proprio medico di base, oppure direttamente al pronto soccorso se si ha una copertura vaccinale incerta (richiamo antitetanico effettuato da più di dieci anni) o assente per la pulizia della ferita e per ricevere istruzioni su come continuare a medicarla. Il medico deciderà anche sull’eventuale somministrazione di una dose di vaccino.





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