L’infarto miocardico acuto è uno degli eventi cardiovascolari più diffusi in Europa. Esso avviene quando il flusso diretto ad una parte di muscolo cardiaco si blocca a causa dell’ostruzione di uno o più arterie che sono adibite al suo trasferimento. Se il flusso non viene ripristinato in tempi brevi la sezione del cuore a cui non arriva ossigeno inizia a morire.
Campanelli d’allarme
Le cause di un infarto sono riconducibili a diversi fenomeni, dall’arteriosclerosi, dove l’accumulo di materiale lipidico lungo le pareti delle coronarie nel tempo arriva a formare una placca, fino allo spasmo dovuto dall’assunzione di stupefacenti come la cocaina. Alla base vi è sempre la rottura di una delle placche e la conseguente creazione di un coagulo di grandi dimensioni che blocca il flusso di sangue.
Esistono due tipi di infarto: quello cardiaco, che interessa il tessuto muscolare del cuore, il miocardio, e quello cerebrale, conosciuto anche come ictus ischemico. Un infarto può interessare anche l’intestino e può essere polmonare.
Parliamo di infarto cardiaco se i segnali sono dolore del petto e dietro allo sterno. La sensazione è quella di costrizione, un bruciore e dolore che arriva fino alla mascella. Si può sentire anche un forte mal di denti, male alle spalle e alle braccia, dolore alle mani, alla schiena e a seconda della durata possiamo anche provare nausea e avere una sudorazione fredda. Nelle donne è più comune sentire dolori addominali e bruciore di stomaco, cute umida, stordimento e capogiri.
Ci sono fattori di rischio che possono essere modificabili, mentre altri non lo sono.
I fattori non modificabili vanno tenuti sotto costante monitoraggio rispetto all’età, al sesso (è più frequente negli uomini) e con l’arrivo della menopausa. Allo stesso modo si deve tener conto della familiarità, ovvero dei casi precedenti che potrebbero predisporre a una possibilità più alta, soprattutto se hanno colpito in giovane età. Il diabete, che rappresenta un eccesso di glucosio nel sangue, danneggia le arterie e favorisce l’insorgenza di infarti ai reni e insufficienza renale. Le persone diabetiche hanno quindi un maggior rischio di avere un infarto.
I fattori modificabili sono identificabili nello stile di vita: il fumo, l’alimentazione e la sedentarietà in primis. Troppe calorie, grassi e il colesterolo alto possono indurre il nostro corpo a una maggiore predisposizione all’infarto. Queste condizioni, infatti, portano a uno stato di ipertensione che aumenta la probabilità di arteriosclerosi, un aumento del lavoro cardiaco che si traduce nel tempo in un progressivo malfunzionamento del cuore con comparse di scompensi cardiovascolari.
La diagnosi viene fatta in base ai sintomi e alla storia medica personale e familiare dell’individuo, in aggiunta ai risultati di test di elettrocardiogramma (in cui vengono individuati battiti anomali e aritmie), angiografia coronarica (che controlla eventuali ostruzioni nei vasi sanguigni) e analisi del sangue (che rilevano le proteine rilasciate dal cuore il cui aumento potrebbe portare ad infarto).
Non solo cura e prevenzione
È importante tenere sotto controllo il proprio livello di glicemia, di colesterolo e della pressione. Come anticipato, l’esercizio fisico migliora notevolmente la capacità del cuore di pompare il sangue: è consigliata una vita attiva con almeno 20/30 minuti di movimento al giorno, meglio se una camminata.
A tavola sarebbe meglio preferire l’olio come condimento e le carni bianche. Per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, normalmente si consiglia anche di inserire all’interno della propria dieta alimenti ricchi di vitamina E, betacarotene, vitamina C, vitamina B6, magnesio, cereali integrali, pesce (in particolare salmone, tonno e l’aringa).
Spesso l’infarto colpisce uomini e donne over 65, che una volta salvati e curati iniziano trattamenti farmacologici, ma rimangono traumatizzati dall’evento. In Italia sono carenti strutture e programmi di riabilitazione cardiaca che agevolino la comprensione della malattia. La tipologia di riabilitazione cardiologica che ad oggi esiste è condotta da terapisti e può comprendere: esercizi di ginnastica respiratoria, attività fisica su cyclette e tapis roulant, stretching muscolare, drenaggio delle secrezioni della ferita che si verificano dopo un intervento e terapia occupazionale per il recupero delle attività di vita.





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