‘’Io che non vivo più di un’ora senza te.. Come posso stare una vita senza te’’.
Conosciamo tutti questo famosissimo brano di Pino Donaggio del 1965, cantato poi da tantissimi altri.. da Elvis Presley a Francesco Renga.. Parla di amore, di desiderio e di paura della separazione, di disperazione: emozioni di una persona che sente un profondo legame ed un senso di dipendenza dal proprio amato, e che ammette di non poter vivere senza di lui, anche solo un’ora di separazione sembra insopportabile e l’idea di essere separati per tutta la vita gli sembra impossibile anche solo da immaginare.. Eppure, si continua a vivere lo stesso, sempre, anche se non si ha a fianco qualcuno. Si può e, anzi, si deve!
Affetto sano o dipendenza distruttiva: comprendere la love addiction
Su questa grande verità ci hanno fatto riflettere, sabato scorso presso il Villaggio Salute allestito in occasione della Straconi 2023 in piazza Galimberti, le psicoterapeute dell’Associazione Noi4You. Sembrerebbe scontato, ma in realtà per molti non lo è e spesso da questa dipendenza affettiva nascono situazioni dolorose, spesso drammatiche e distruttive.. che richiedono l’intervento delle volontarie dell’Associazione.
Dipendenza affettiva o Love Addiction è vivere con la paura costante di essere lasciati, trascinarsi per anni con l’idea perseverante e resistente che l’oggetto del proprio amore, spesso problematico o sfuggente, sia l’unica ragione della vita, mentre quell’amore la vitalità la annulla totalmente! È la persistenza nel continuare ad alimentare un legame disfunzionale, nella convinzione di non riuscire a sopravvivere senza. Contrariamente a quanto si tende probabilmente a credere, la dipendenza affettiva non è appannaggio delle donne, si manifesta con le stesse caratteristiche in entrambi i generi, anche se le richieste di aiuto in Associazione arrivano per lo più dalle donne, forse semplicemente perché l’uomo prova una sorta di vergogna nel riconoscere e manifestare le proprie vulnerabilità.
Ma Pino Donaggio nella sua canzone ha espresso esattamente un disagio da dipendenza affettiva.. ed è uomo! Nelle nostre relazioni, quando siamo innamorati, tutti proviamo, almeno un po’, questa sensazione che senza il nostro amato tutto sarebbe meno bello e coinvolgente, più inutile.. e c’è sempre un po’ di dipendenza, ma una dipendenza che deve essere positiva e sana, caratterizzata da reciprocità, che è fonte di benessere per la coppia. Ma quando la relazione si trasforma nell’unica fonte di benessere, quando si arriva al punto di annullare i propri interessi nei confronti di qualsiasi altro aspetto della propria esistenza, quando tutto l’equilibrio emotivo e l’autostima del ‘’dipendente affettivo’’ si regge sull’andamento della relazione con l’oggetto del suo amore, e sulle conferme, o meno, che riceve dal partner, quando non c’è reciprocità e lui o lei diventano colui o colei che ci salvano, gli unici che possono farlo.. allora quella dipendenza diventa tossica.
Da dipendenza affettiva a autostima e amore di sé: correre ai ripari
La dipendenza affettiva può affondare le sue radici nel rapporto con i genitori durante l’infanzia, dove magari si è ricevuto il messaggio di “non essere degni d’amore”, o dove i bisogni emotivi sono stati trascurati in virtù dei bisogni materiali: la crescita poi copre la ferita, ma la lascia insanata. Persone che nella propria infanzia, per svariate ragioni, non sono state adeguatamente nutrite a livello affettivo e che hanno imparato a guadagnarsi l’affetto stando buoni, cercando di aderire alle aspettative altrui, interiorizzando quindi una concezione inadeguata dell’amore vissuto non come libero e incondizionato, ma come qualcosa da conquistare con azioni che gratificano l’altro.. e che magari nel corso dello sviluppo non riescono poi a fare esperienze che le aiutino a trovare un modo più corretto di alimentarsi a livello emotivo.. potrebbero sviluppare un profondo vuoto affettivo, che a sua volta potrebbe condurre a stringere legami fondati su premesse inadeguate. L’assenza della possibilità di sperimentare una sensazione di sicurezza durante l’infanzia, genera da adulti il bisogno di salvare sè stessi e mettere a tacere il proprio vuoto affettivo investendo tutte le proprie energie sull’altro, sui suoi bisogni, negando così i propri.
Ma le psicoterapeute ci rassicurano che si è sempre in tempo a ‘’correre ai ripari’’! Per non cadere in una dipendenza malsana è necessario capire che cercare di gratificare e soddisfare tutti i bisogni dell’altro trascurando i propri è comunque una strategia d’amore fallimentare, che nel tempo genererà solo infelicità reciproca. Chiudersi nella coppia rappresenta l’antitesi dell’amore verso sé stessi e verso l’altro, e riconoscere i sintomi di questo disagio è importante per intervenire prima che la situazione si cronicizzi e si trasformi in un rapporto distruttivo. E’ innanzitutto fondamentale amare profondamente sé stessi, volersi bene! L’amore verso di sé nasce dalla consapevolezza del proprio valore e dalla chiarezza con cui si sente di poter meritare qualcosa o qualcuno, significa essere centrati sui propri bisogni, riuscire a verbalizzarli e muoversi coerentemente con essi, per trovare il proprio equilibrio e non aver bisogno di appoggiarsi agli altri. Per quanto riguarda noi donne, sicuramente per fattori educativi ancora intrisi di pregiudizi e stereotipi di genere, si ha purtroppo, ancora oggi, un pò l’idea che il partner debba essere un completamento necessario per ricoprire ruoli e obiettivi più allineati con gli standard sociali, processi che inevitabilmente creano falsi miti e aspettative fuorvianti, che infragiliscono e spingono a cercare fuori sicurezza anziché dentro di sé.
Il percorso verso la felicità
Essere centrati sui propri bisogni significa saper confinare gli altri, emotivamente, fisicamente e mentalmente, rispettarsi, essere più capaci di scegliere e selezionare. Significa aver chiaro qual è la soglia relazionale sotto la quale non si intende scendere.
Un modo per stimolare l’autostima e volersi bene, ci suggeriscono le esperte, è quello di guardarci allo specchio ogni mattina e verbalizzare una o più frasi positive su noi stessi, come una sorta di mantra per ricordarci quanto siamo importanti! Dobbiamo poi eliminare il verbo dovere dalle nostre affermazioni interiori e sostituirlo con “voglio” e “posso”: già all’ascolto la nostra emotività può cambiare e passare dalla rigidità ad una maggiore leggerezza e soprattutto ad una migliore comprensione di ciò che proviamo veramente a riguardo. Dobbiamo riservare a noi stessi lo stesso trattamento che vorremmo ricevere dagli altri, stupirci e coccolarci esattamente come vorremmo essere stupiti e coccolati ogni giorno.
Quando ci troviamo in una relazione non sana, quando non c’è rispetto e prevalgono manipolazione e dominio.. allora quello non è amore. L’amore, più che un sentimento travolgente che anche quando fa male non va “mollato”, è un progetto personale, che inizia dalla relazione sana e felice con noi stessi, poichè, come scriveva Oscar Wilde, ‘’Amare se stessi è l’inizio di una storia d’amore lunga tutta una vita’’.
Carla Tosco
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