Violenza e disagio mentale. Cos’è la violenza contro le donne
Parliamo di Violenza e disagio mentale. “La violenza contro le donne è una delle più vergognose violazioni dei diritti umani” (Kofi Annan).
Ci ritroviamo in questi giorni purtroppo di nuovo a sconcertarci per l’uccisione di una giovane ragazza: un altro femminicidio, l’ennesimo di una lunga serie che non si arresta. La parola femminicidio si usa quando la vittima del crimine è donna ed il genere femminile è movente del crimine stesso, e non si esaurisce nell’atto finale in cui la donna viene uccisa: identifica un fenomeno ben più ampio che include maltrattamenti, violenza fisica e psicologica, comportamenti che minano la libertà, la dignità e l’integrità di una donna, e che possono culminare nel gesto estremo del toglierle la vita…
Nella maggioranza dei casi, quindi, l’uccisione non è solo il frutto di un momento d’ira fuori controllo, ma rappresenta l’ultimo di una serie di atti violenti a cui la donna è stata sottoposta. E non dobbiamo limitarci solo a condannare la violenza, ma anche riflettere sul fatto che spesso si consuma proprio laddove non dovrebbe mai comparire, in quei frangenti di vita personale che riguardano gli affetti più intimi: gli omicidi, i maltrattamenti fisici e psicologici che hanno come oggetto le donne sono, per la maggior parte, opera di fidanzati, mariti o amanti incapaci di tollerare atteggiamenti di emancipazione, indipendenza e autonomia.
Fare violenza e togliere la vita ad un’altra persona, soprattutto in determinate circostanze, è terribile, motivo per cui tendiamo a pensare che questo comportamento sia il risultato di un qualche disturbo mentale. Secondo la scienza, le parti del cervello più attive nelle emozioni sono il talamo e l’ipotalamo, il cervello limbico, l’amigdala e la corteccia prefrontale, e alla base di una malattia della mente si rilevano deficit significativi in queste aree cerebrali, con conseguenze sull’elaborazione affettiva, sulla cognizione sociale, sul controllo comportamentale strategico, sull’empatia, sul prendere decisioni morali.
Ma gli esperti ci dicono che solo in rari casi un uomo che uccide un suo simile lo fa perché soffre di un disturbo psichico, e che la violenza non deve essere collegata automaticamente ad un disagio mentale: molto spesso gli atti violenti vengono commessi a causa di emozioni non controllate… perché, come diceva Freud, in ognuno di noi c’è un lato oscuro, normalmente represso che, se liberato, ci potrebbe trasformare in crudeli assassini. E allora cosa porta un uomo a ‘’liberare’’ quel suo lato oscuro e a renderlo disumano?!
Uomini, violenza e stereotipi di genere: un nuovo modello da costruire
Sono uomini “normali” e insospettabili quelli che, per i loro gesti efferati, riempiono le cronache dei quotidiani, che ci costringono a constatare che le vittime sono sempre di più e a prendere coscienza che qualcosa non funziona. Ci chiediamo cosa passi nella mente di un uomo che uccide, e ci viene il dubbio che questo atto di potere, ossia quello di decidere della vita e della morte di qualcun altro, in realtà oggi esprima un sentimento di estrema impotenza.. una sorta di vittimismo che confluisce in violenza.
I vecchi modelli in cui l’uomo tutto poteva e tutto gli era permesso sono ormai obsoleti: nel 1981 non venne solo abolita la norma sul ‘Delitto d’onore’, ma anche quella del cosiddetto ‘matrimonio riparatore’, che di fatto cancellava la colpa di chi stuprava una donna se poi la sposava, modificando così, non solo a livello legislativo ma anche culturale, un concetto che si basava su principi inaccettabili e vergognosi, dove l’uomo, che si macchiava di atti di abuso, prevaricazione e violenza, veniva compreso se non addirittura osannato.
Da allora ad oggi il codice è stato aggiornato, e per la violenza di genere sono state messe in campo pene più severe, centri di ascolto, campagne di prevenzione. Eppure sono ancora troppi i femminicidi compiuti da compagni, mariti ed ex partner, come se a quel vecchio e superato modello che sosteneva il potere maschile, in ogni sua forma, non se ne fosse sostituito uno nuovo, non ci fossero nuovi riferimenti adeguati al presente.
Viviamo in una fase in cui sono evidenti i limiti di un modo di pensare e di agire propri di un tempo lontano e diverso da oggi, ma è come se tutte le battaglie intraprese per affrontare quei limiti non trovassero ancora terreno così fertile… e per tentare di superarli in maniera efficace è necessario intervenire su più fronti, a partire dalla famiglia. L’innesco della violenza è spesso dato da un senso di frustrazione: questo giovane uomo, di cui si parla in questi giorni, come tanti giovani uomini che uccidono, lo ha fatto nel momento in cui ha incontrato un ostacolo alla sua volontà. La sua ragazza ha scelto di andare altrove, eccelleva negli studi, più di lui… e si sarebbe laureata prima di lui, suscitandogli un senso di sconfitta.
Ecco, se analizziamo questi uomini che uccidono le donne, vediamo forse persone incapaci di sostenere e accettare limitazioni ai loro desideri e alla loro volontà… persone che dovrebbero accettare il dolore di un distacco o il dispiacere di un insuccesso, piangere, magari disperarsi per poi lentamente rialzarsi, ma che non ne sono capaci. Ancora oggi, tanti uomini fanno fatica ad esternare i propri stati d’animo, soprattutto nei periodi difficili, forse perché fin da piccoli si sono sentiti dire che piangere è un gesto “da femminuccia”.
Fin dall’infanzia entrano a far parte della nostra vita gli stereotipi di genere, che si basano su preconcetti di che cosa sia “maschile” o “femminile”, per i quali sono qualità tipicamente maschili l’essere attivi, indipendenti e decisionisti, e prerogative femminili l’emotività, la cordialità, la dipendenza: pensiamo anche solo alle classiche fiabe per bambini dove è il personaggio maschile che salva la protagonista, il cacciatore che uccide il lupo, dove c’è l’eroico principe azzurro e la povera addormentata nel bosco. Tutte quelle lacrime trattenute nel corso degli anni, quelle fragilità represse… si trasformano inevitabilmente in qualcosa d’altro e possono sfociare in forme di aggressività e violenza.
Violenza e disagio mentale. Promuovere l’accettazione, l’amore e la consapevolezza: combattere la violenza di genere
Anche le alte aspettative con cui a volte spingiamo i nostri figli a dover diventare tutti eccellenti non li aiutano certo nel loro percorso di crescita! Dobbiamo invece accettarli per come sono, valorizzarne le potenzialità, incoraggiarli ed educarli a non voler essere perfetti, a non interpretare ruoli prestabiliti e stereotipati, ad accettare il fallimento e le tragedie personali che ogni vita presenta.. ad essere consapevoli e fiduciosi, fin da piccoli, delle loro risorse emotive. E dobbiamo assolutamente inculcare ai giovani maschi il principio che le donne non sono oggetti da possedere ma esseri indipendenti, da amare e rispettare. La famiglia ha un ruolo importante, ma deve essere supportata..
E’ fondamentale che anche a scuola si promuova il contrasto alla violenza di genere, che si faccia educazione sessuale e affettiva, che si insegni che l’amore non è possesso, e che non venga più in nessun modo tollerato quel linguaggio spesso offensivo rivolto al mondo femminile, che non fa che alimentare gli stereotipi di genere. Probabilmente non esiste un unico elemento che spieghi il perché di queste tragedie, poiché esistono patologie personali, smarrimenti e desideri malsani che sono individuali e imprevedibili. Certo è che questi femminicidi che si ripetono sono sempre uguali, differenti nelle modalità ma con narrazioni tutte simili: il desiderio di andare altrove di una donna, la brama di possesso dell’uomo, un uomo che improvvisamente sceglie di uccidere invece di accettare la realtà. Occorre, da un lato, sensibilizzare gli uomini e renderli consapevoli.. e, dall’altro, sostenere le donne nel chiudere i rapporti tossici e nel cogliere i segnali di pericolo prima che si trasformino in tragedie. E’ proprio in ricordo di una tragedia, di quel triplice femminicidio delle tre sorelle dominicane avvenuto il 25 novembre del 1960, che ricorre ogni anno, in questa data, la Giornata Internazionale della Violenza Contro le Donne. Come scrisse Isaac Asimov ‘’La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci’’… sforziamoci quindi di diventare capaci, e di far sì che lo diventino anche i nostri figli.. capaci di esprimere le emozioni, di accettare le frustrazioni, di accogliere il dolore e di elaborarlo, di rispettarci gli uni con gli altri, uomini e donne.. capaci di amare.
Carla Tosco
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