Come ogni anno, a fine novembre si è svolta la settimana mondiale di sensibilizzazione sugli antibiotici, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Quello degli antibiotici, e in particolare dell’antibiotico-resistenza, è un argomento che allarma da tempo la comunità scientifica. Anche nel Rapporto annuale pubblicato a metà giugno dall’Agenzia europea per i medicinali, infatti, veniva espressa preoccupazione riguardo alla sempre maggiore pericolosità per la salute pubblica di tale fenomeno.
Come agiscono gli antibiotici
Ma facciamo un passo indietro: che cosa sono gli antibiotici? Si tratta di un gruppo di farmaci che è in grado, attraverso differenti meccanismi di azione, di impedire lo sviluppo di batteri e dunque essenziale per il trattamento delle infezioni batteriche. Fin dalla loro introduzione, gli antibiotici hanno contribuito a migliorare in modo significativo la salute della popolazione.
L’antibiotico-resistenza è il processo naturale di difesa grazie al quale i batteri diventano, appunto, resistenti a quegli antibiotici da cui un tempo venivano sconfitti. I due principali fattori esterni in grado di favorire lo sviluppo e la diffusione di resistenza agli antibiotici sono:
l’uso di antibiotici stessi, che esercita una pressione ecologica sui microrganismi e contribuisce all’emergenza e alla selezione di batteri resistenti agli antibiotici nelle popolazioni
la diffusione e la trasmissione incrociata di batteri resistenti agli antibiotici tra gli esseri umani, gli animali e l’ambiente.
L’antibiotico-resistenza è drammaticamente aumentata negli ultimi anni anche a causa del loro uso eccessivo e inappropriato negli uomini e negli animali.
I rischi della resistenza agli antibiotici
Perché questo fenomeno rappresenta una minaccia? Il trattamento delle infezioni dovute a batteri resistenti è un serio problema di sanità pubblica: le infezioni diventano più difficili da trattare perché gli antibiotici comunemente usati non sono più efficaci e i medici sono costretti a sceglierne altri che potrebbero essere più costosi e avere effetti collaterali più gravi. Ciò può inoltre ritardare l’inizio del trattamento efficace per i pazienti e causare complicanze (incluse invalidità permanenti e decesso), oltre ad avere importanti conseguenze sulla qualità della vita delle persone e un rilevante impatto economico per il singolo e la collettività. La stessa difficoltà di cura si riflette anche nella medicina veterinaria, con una minore disponibilità di antibiotici in grado di curare le infezioni degli animali domestici e negli allevamenti. L’uso degli antibiotici, inoltre, comporta un rischio anche per il possibile rilascio nell’ambiente di residui che possono contaminare acqua, suolo e vegetazione: continuando a essere attivi, infatti, tali residui possono svolgere la loro azione nei confronti dei microrganismi che comunemente popolano l’ambiente, contribuendo a selezionare batteri resistenti.
Come affrontare il problema
Sicuramente per evitare l’aumento delle resistenze serve un approccio globale che promuova interventi per l’uso responsabile di questi farmaci in tutti gli ambiti e che sorvegli i consumi sia nel settore umano che veterinario. Sono state identificate diverse strategie per affrontare la resistenza agli antibiotici.
Primo fra tutti è la promozione dello sviluppo di nuovi antibiotici con nuovi meccanismi d’azione, poiché la resistenza è una conseguenza che si sviluppa inevitabilmente nel tempo.
Esistono inoltre una serie di azioni che ognuno di noi può svolgere per prevenire l’insorgere e la diffusione della resistenza.
Innanzitutto è fondamentale utilizzare gli antibiotici in modo prudente, assumendoli solo dopo valutazione da parte di un medico. Non sono, infatti, medicinali da automedicazione e in farmacia possono essere venduti esclusivamente dietro presentazione di ricetta medica.
Una volta acquistato il farmaco, è indispensabile seguire scrupolosamente le indicazioni del medico su dosi e tempistiche della terapia, senza eccedere o ridurre autonomamente il dosaggio né interrompere la cura prima del tempo indicato.
Qualora dovessero avanzare alcune dosi di antibiotico, queste non vanno assunte senza aver consultato prima il medico, nemmeno se in futuro ci capiterà di avere un’infezione batterica che ci pare simile alla precedente. Poiché alcune malattie infettive, pur essendo provocate da microrganismi differenti, presentano sintomi simili, solo il medico potrà valutare l’eventuale necessità di intraprendere la terapia antibiotica e il tipo di antibiotico da assumere.
Va ricordato inoltre che ogni antibiotico è specifico per curare solo determinate malattie batteriche, mentre il loro utilizzo è inopportuno per il trattamento di malattie causate da altri agenti infettivi quindi virus, funghi e protozoi, a meno che non sussista il rischio identificato da uno specialista che queste si complichino per il sovrapporsi di infezioni batteriche.
Il futuro degli antibiotici
Molti di voi si staranno domandando che cosa potrebbe accadere se, a causa dell’antibiotico-resistenza, questi fedeli alleati contro i batteri non dovessero più funzionare. Prima della scoperta degli antibiotici, migliaia di persone sono morte a causa di infezioni batteriche, come per esempio la polmonite, oppure per patologie contratte a seguito di un intervento chirurgico. Senza antibiotici potremmo tornare all’era pre-antibiotica e procedure mediche come trapianti di organi, chemioterapia antitumorale, terapia intensiva e altre procedure mediche, incluse alcune cure odontoiatriche, non sarebbero più possibili. Le malattie batteriche si diffonderebbero e potrebbero non essere più curabili, neanche con antibiotici di ultima linea, e i pazienti morirebbero per l’infezione.
Mantenere efficaci gli antibiotici e assicurarsi che funzionino ancora in futuro è una responsabilità condivisa e tutti possiamo e dobbiamo dare il nostro contributo.





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